Le partite IVA individuali in regime forfetario “start-up” | Il Fisco per i Traduttori

Pubblicato il 28 novembre 2016 alle 11:00 0 Commenti

di Giuseppe Bonavia

Nel 2016, grazie alle disposizioni di legge contenute nella Manovra di Stabilità in vigore dall’anno in corso, sono stati molto numerosi i casi di traduttori che si sono persuasi ad aprire la partita IVA per la prima volta dopo aver “navigato” per svariati anni nel mare delle prestazioni occasionali.

È frequente e diffusa, infatti, la diffidenza ad aprire una posizione IVA da parte di chi non può avere sicurezza circa i futuri volumi di affari e deve anche fare i conti con un sistema che, fino a ieri, imponeva l’obbligo ai liberi professionisti titolari di partita IVA di versare la normale IRPEF sul reddito prodotto e ad aggiungervi l’ingente peso della contribuzione obbligatoria alla Gestione Separata INPS.

Un simile carico fiscale e contributivo sarebbe stato pari, nei migliori dei casi, alla metà del reddito prodotto; conseguentemente molti freelance hanno esitato anni prima di aprire la posizione IVA, ed altri ancora hanno desistito per sempre cambiando tipo di lavoro.

La svolta in positivo è stata determinata dall’entrata in vigore del nuovo regime dei contribuenti forfetari start-up, vale a dire coloro i quali sino ad oggi non hanno mai avuto una posizione IVA; per costoro è prevista un’agevolazione per i primi 5 anni di attività, un vero e proprio “scivolo” determinato da un drastico abbattimento dell’aliquota impositiva; si tratta di una nuova imposta sostitutiva (nel senso che sostituisce l’IRPEF) che graverà solo per il 5% sul reddito prodotto nei primi 5 anni dal professionista.

Naturalmente a questa aliquota dovrà aggiungersi l’aliquota contributiva (INPS Gestione Separata) per la quale la legge non ha consentito deroghe o abbattimenti; ad oggi essa ammonta al 27,72% del reddito, ma forse nel 2017 sarà abbassata al 25%.

Fatte le dovute addizioni, il carico complessivo fiscale/contributivo nel 2016 è pari al 32,72%, percentuale assai interessante.

Altro elemento a favore della scelta dell’apertura della Partita IVA in regime forfetario start-up è dato dal fatto che sia le imposte che i contributi debbono essere calcolati e versati non sul 100% dei compensi ricevuti, ma sul 78% di questi, in quanto è prevista una forfettizzazione delle spese professionali, stabilita in via equitativa nel 22% dei compensi percepiti.

Di conseguenza possiamo dire che il titolare di partita IVA forfetaria start-up subirà un carico fiscale e contributivo non del 32,72%, ma solo del 78% di quest’ultima aliquota: il suo esborso sarà quindi del (32,72% x 78% =) 25,52%.

Con un’incidenza degli oneri fiscali e contributivi di circa un quarto rispetto agli incassi professionali, è chiaro che per gli indecisi diviene oggi molto più appetibile l’apertura di una posizione IVA.

Chi nel 2016 ha approfittato della opportunità qui descritta ha avuto immediati vantaggi: non ultimo quello di poter finalmente trattare con i committenti come titolare di posizione IVA, liberatosi dal problema di non dover più comparire sul mercato quale operatore occasionale, fatto che in molte circostanze ha fatto perdere forza contrattuale ai traduttori.

Ma altri vantaggi sono quelli di non applicare l’IVA ai prezzi applicati ai clienti italiani, di non subire le ritenute d’acconto sulle fatture emesse e, non utlimo, di non essere obbligati alla tenuta della contabilità tradizionale.

 

Giuseppe Bonavia è Dottore Commercialista e Revisore Contabile in Pisa, titolare dal 1990 di uno studio di consulenza e assistenza fiscale. Dal 2005 tiene corsi, seminari ed incontri dedicati a traduttori ed interpreti indipendenti o associati; collabora stabilmente con STL tenendo corsi in aula e effettuando eventi formativi e aggiornamenti on-line su piattaforma webinar. Dal 2015 fornisce consulenze in ambito fiscale e contributivo a prezzi convenzionati per i traduttori allievi di STL.

 

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