Italiano plurale: le lingue che scriviamo | STL intervista Mariarosa Bricchi

Pubblicato il 10 agosto 2017 alle 15:57 0 Commenti

di Chiara Rizzo

Storica della lingua italiana, scout e direttore editoriale presso importanti case editrici, oggi editor freelance, Mariarosa Bricchi è un’autorevole esperta di prosa letteraria e questioni linguistiche dell’Otto e del Novecento. Da tempo fra i suoi interessi di ricerca ci sono temi legati alla traduzione e alla revisione: in veste di editor, ha rivisto le traduzioni di moltissimi romanzi e racconti, e tiene abitualmente corsi di editing e italiano per traduttori presso varie Università ed enti di formazione.

Sabato 23 e domenica 24 settembre, a Milano, sarà ospite di STL con il laboratorio pratico Italiano plurale: le lingue che scriviamo. Una formula del tutto nuova, articolata su due giornate, con la quale accompagnerà i partecipanti alla scoperta delle innumerevoli sfaccettature (e sottocodici) di una lingua tutt’altro che monolitica: tutti, nello scritto come nel parlato, nell’attività professionale come nella vita quotidiana, impieghiamo registri diversi a seconda della situazione, dell’interlocutore, del contesto, dell’ambito di comunicazione e persino dell’emozione del momento.

Indagare e raccontare il carattere molteplice e versatile dell’italiano di oggi, più che mai lingua viva in costante evoluzione, è la scommessa fondamentale che linguisti, addetti ai lavori e anche semplici parlanti devono saper affrontare, e la premessa da cui prende le mosse anche l’evento tematico annuale Italiano Corretto, nato dalla collaborazione fra STL e le blogger e traduttrici editoriali di doppioverso. Il saper riconoscere, collocare e sfruttare la moltitudine di tonalità che la nostra lingua ci mette a disposizione è infatti requisito indispensabile per chi con le parole lavora, e tanto più per i traduttori, che devono poter attingere a questo repertorio variegato per soddisfare al meglio le richieste del testo di partenza (e del lettore a cui quel testo è destinato).

Abbiamo fatto due chiacchiere con Mariarosa per saperne un po’ di più sugli scopi e le modalità del suo laboratorio.

Varietà locali e regionali, dialetti, influssi dell’inglese, sottocodici, registri: come si fa ad affinare la capacità di orientarci fra le mille frecce che abbiamo oggi al nostro arco, alla luce di una progressiva contaminazione (data anche dalla globalizzazione e dalla diffusione dei social) che molti interpretano come un imbarbarimento? Dove si “esercitano” gli italiani plurali?

In verità l’italiano plurale lo esercitiamo tutti, ogni giorno. Magari senza rendercene conto fino in fondo, adattiamo il nostro modo di parlare o di scrivere alla situazione e al destinatario; e consideriamo normale che un articolo di giornale sia scritto in modo diverso dal bugiardino di un farmaco; che uno scienziato intervistato alla televisione usi parole che un politico non userebbe; che un post su Facebook segua regole sue proprie, inapplicabili in una lettera all’avvocato che ci assiste in una causa. Quello che determina il salto (un salto importantissimo per chi usa professionalmente la lingua) è la consapevolezza. E la disposizione a considerare tutte le varietà disponibili come un repertorio cui attingere secondo il bisogno.

Malleabilità, flessibilità, capacità di cogliere la situazione e adeguarsi al contesto comunicativo: ma c’è un vizio a cui pur in tutta questa tolleranza ed elasticità linguistica ritieni che proprio non si debba cedere? Se tutto è ammesso e l’italiano ha non uno ma mille volti, c’è comunque qualche peccato capitale che mai e poi mai bisogna commettere?

Il vizio principe è questo: non dominare la lingua, ma esserne dominati. C’è molta differenza tra la capacità di un parlante colto di inserire nel suo discorso, magari scherzando, forme agrammaticali; e la situazione di chi usa un registro basso, o  scorretto, perché non ne padroneggia altri.

Quali sono i fattori più importanti da prendere in considerazione nello scegliere le parole più adatte per la nostra scrittura (o traduzione) e per una comunicazione veramente efficace?

Per una traduzione, riconoscere le scelte del testo fonte, e attingere alle varietà dell’italiano per creare sapori, colori, livelli corrispondenti. Per la scrittura in generale, modellare la lingua sulle esigenze della situazione comunicativa, del destinatario, del messaggio.

In linea con la formula dei laboratori STL, che da sempre privilegiano il taglio pratico e la possibilità, per gli iscritti, di mettere le “mani in pasta” e cimentarsi con la componente più artigianale della propria professione, anche nei due giorni del 23 e 24 settembre a farla da padrone sarà il lavoro svolto in aula e il confronto con e fra gli allievi. Puoi darci qualche anticipazione su come intendi organizzare l’attività?

Si lavorerà anche, come sempre, sulle traduzioni realizzate dai partecipanti, discutendo scelte e dubbi. Ma, proprio perché le varietà della lingua sono esperienza di tutti, mi piacerebbe che tutti contribuissero, con le loro esperienze di parlanti e scriventi, a dar vita alla mappa dell’italiano plurale di cui dicevo sopra.


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