CHI È TRADUTTORE ALZI LA MANO – LA STORIA DI BARBARA DELFINO

Pubblicato il 8 settembre 2017 alle 8:56 0 Commenti

Chi è traduttore alzi la mano – Storie di una professione

“Cosa vuoi fare da grande?” “La poliglotta” | di Barbara Delfino

Da piccola ero molto affascintata dalle persone che conoscevano le lingue straniere e quando venni a sapere che chi parla più lingue è un poliglotta, alla classica domanda “Cosa vuoi fare da grande?” rispondevo senza esitazione “La poliglotta”.

Solo in seguito mi resi conto che quello della poliglotta non era un vero e proprio mestiere ma restai comunque dell’idea che da grande avrei studiato le lingue straniere (non sapevo bene quante e quali!).

In realtà iniziai in tempi non sospetti: negli anni ’80 non si insegnava ancora l’inglese alle scuole elementari ma un maestro lungimirante una volta alla settimana teneva un’ora di corso di lingua francese alla sua classe quinta. Peccato che io ero solo in terza… vuoi perché frequentavo una piccola scuola in una minuscola frazione della provincia torinese, vuoi perché ai tempi le norme scolastiche erano meno rigide, insomma, ottenni il permesso dalla mia maestra di spostarmi in quinta una volta alla settimana per andare a seguire quel corso di francese.

Passano gli anni e le lingue sono sempre presenti nei miei interessi e nei miei studi. Con le scuole medie scopro l’inglese (ma continuavo a imparare a memoria canzoni in francese!), con il liceo linguistico (il caso volle che mi trasferii andando a vivere vicino ad uno dei pochissimi licei linguistici sperimentali pubblici d’Italia… ma sarà proprio solo il caso?) impatto in un incidente frontale con il tedesco (ai tempi lo trovai incredibilmente difficile!); alla facoltà di lingue di Torino scopro casualmente le lingue slave, in particolare il polacco e il russo, ed è subito amore!

La scelta di intraprendere la professione di traduttrice è stata dettata principalmente da questo incommensurabile e folle amore per le lingue, ma anche dalla necessità di potermi gestire il tempo a mio piacere. Ho sempre avuto una sorta di “allergia” a orari e compiti imposti da altri, quindi l’unico modus operandi che mi si addice è quello della libera professionista.

Per arrivare a svolgere il lavoro di traduttrice a tempo pieno e come “unico e solo” lavoro ho dovuto fare ben 15 anni di “gavetta”. Ebbene sì, per 15 anni ho sempre affiancato a quello di traduttrice un altro impiego diverso, tra i quali: insegnante privata, in scuole private e asili pubblici e impiegata contabile in diverse aziende. Tuttavia non ho mai smesso di tradurre (sacrificando spesso nottate e fine settimana) e di rimanere attiva (per quanto mi è stato possibile) nel campo della traduzione sia editoriale che tecnica.

Avevo un obiettivo ben preciso: lavorare solo ed esclusivamente come traduttrice.

Verso la fine del 2016 grazie al cambiamento della posizione lavorativa di mio marito (negli ultimi 5 anni ho lavorato part-time come impiegta contabile nella sua società), mi si è presentata l’occasione di raggiungere l’obiettivo e metterlo in pratica… e l’ho fatto.

Nei quindici anni di “praticantato” ho fatto moltissime esperienze diverse nell’ambito della traduzione: ho lavorato con agenzie e clienti privati, come agenzia e con numerosi collaboratori, ho lavorato con case editrici e colleghi. Ho avuto quindi l’opportunità di capire non solo COSA volevo fare ma anche COME volevo farlo.

Dal 1 gennaio 2017 collaboro esclusivamente con agenzie di traduzioni e case editrici per soddisfare il mio bisogno quotidiano di “macinare cartelle”.

Nel frattempo continuo a studiare e ad approfondire il tema della letteratura femminile polacca che per il momento si concretizza in un blog dedicato alle scrittrici polacche di tutti i tempi, www.scrittricinpolonia.wordpress.com, e che costituisce la parte iniziale del mio piano quinquennale per raggiungere il prossimo obiettivo 😉

Nata a Torino, laureata in lingue e letterature straniere moderne all’Università di Torino. Dopo numerosi corsi e seminari in giro per l’Italia e l’Europa volti all’apprendimento dei segreti della traduzione editoriale e tecnica, dal 2006 inizio la mia professione di traduttrice inizialmente part-time e, dopo tanto perseverare, finalmente a tempo pieno.

Mi occupo tutto il giorno e (quasi) tutti i giorni di traduzioni e prosa femminile polacca. Ho “portato” in Italia due autrici polacche contemporanee, “riportato” dei classici russi e sono direttrice di un premio letterario, Premio Polski Kot, dedicato alla letteratura slava tradotta in Italia e inserito nella cornice del Festival Slavika che ha luogo tutti gli anni nel mese di marzo a Torino.

 

 

 

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