CHI È TRADUTTORE ALZI LA MANO – LA STORIA DI MARTA SCULTZ

Pubblicato il 21 ottobre 2017 alle 10:22 0 Commenti

Chi è traduttore alzi la mano – Storie di una professione

A dire il vero io volevo solo tradurre… | di Marta Scultz

Leggendo le altre storie sul sito di STL ho sempre pensato che la mia non fosse particolarmente interessante. Non parla di viaggi all’estero o di grandi rivoluzioni nella mia vita prima di trovare la direzione giusta. Ci sono semplicemente io che un giorno, quasi per caso, decido cosa voglio fare da grande e faccio di tutto per riuscirci. Ma vorrei raccontarla proprio perché è una storia “normale” e dimostra che a volte basta poco.

Non saprei dire con certezza se studiare le lingue mi è sempre piaciuto perché mi riesce facile o se mi riesce facile perché mi piace. Fin dalle scuole medie la lingua inglese è la mia migliore amica. Le mie insegnanti mi vedono già pronta per il liceo linguistico ma io, che di voglia di studiare non ne ho mai avuta molta e voglio continuare a studiare le lingue senza essere costretta a fare l’università, scelgo l’Istituto Tecnico Statale per il Turismo “F. Algarotti” di Venezia.
Per 5 anni faccio su e giù fino a Venezia, studiando le lingue (inglese, francese e spagnolo) applicate a materie turistiche, diritto ed economia aziendale, discipline turistiche aziendali e molto altro. Arrivo alla maturità sapendo leggere una busta paga e sapendo compilare una fattura, e queste sono solo alcune delle cose per cui non mi pento assolutamente di non aver scelto un liceo. Durante la 5° superiore svolgo uno stage di un mese in un’agenzia di viaggi e, per quanto sia un lavoro interessante, capisco che non sono ancora pronta a entrare nel magico mondo del lavoro e forse è meglio continuare a studiare.

Così nel settembre del 2007 mi iscrivo all’Università Ca’ Foscari di Venezia, facoltà di Lingue e Letterature Moderne e Contemporanee, e continuo a studiare inglese e spagnolo. Passo le mie giornate tra le lezioni (e qualche spritz) (e qualche manifestazione), le riunioni scout e il lavoro in una pizzeria d’asporto sotto casa.

Per il mio primo incontro vero e proprio con il mondo della traduzione devo aspettare il terzo anno di università, quando i corsi di lingua affrontano il tema della traduzione (ovviamente attiva). Al corso di lingua spagnola provo l’ebbrezza di tradurre Pirandello dall’italiano allo spagnolo, mentre al corso di lingua inglese non mi annoio di certo traducendo dall’italiano all’inglese passaggi dell’Ulysses e di The Dubliners di Joyce. Ma a me piace tantissimo. Passo le ore immersa nei dizionari a cercare le parole giuste. Non mi interessa più di tanto la resa finale del testo, a me fa impazzire la costante ricerca delle parole adatte, come se fossero i pezzi di un puzzle.

Mentre scrivo la tesi (ovviamente mi mobilito per fare una tesi di laurea sulla traduzione ma mi sento rispondere “Ah, non la fa mai nessuno perché per 30 pagine di tesi è troppo impegnativa, quindi non saprei come aiutarla”) non ho ancora ben chiaro cosa voglio fare della mia vita.

Poco prima della laurea ricevo un’e-mail dall’università con il bando per svolgere un anno di servizio civile a Ca’ Foscari, faccio domanda e mi selezionano per un progetto nella biblioteca di area linguistica. Nel frattempo seguo un corso di traduzione editoriale dall’inglese con l’Associazione Griò a Bologna, e dentro di me si accende questo enorme neon con scritto “Da grande voglio fare la traduttrice”.

L’anno di servizio civile in biblioteca mi serve tantissimo per leggere tutto quello che trovo sulla teoria e sulla pratica della traduzione, per frequentare altri corsi online, per riprendere lo studio del francese e per studiare i corsi di laurea e i master in traduzione offerti in giro per l’Italia. Decido di fare un master e di pagarmelo da sola con quello che ho messo da parte tra la pizzeria e il servizio civile (nel frattempo i miei si separano quindi cerco di pesare il meno possibile sulla famiglia). Il mio piano A è un master in traduzione editoriale a Siena: sono pronta a trasferirmi e a iniziare una nuova vita in un’altra città. Purtroppo però quando esce il bando scopro che, a differenza dell’anno precedente, il master è diventato di secondo livello e io con la laurea triennale non posso accedere. Dopo qualche settimana di lacrime e sconforto passo al piano B, e a settembre 2013 mi presento alla Scuola Superiore per Traduttori e Interpreti di Vicenza per il test di ammissione al Master in Traduzione editoriale e tecnico-scientifica dall’inglese.

Nello stesso periodo curioso un po’ su Google per vedere se nella mia zona esistono agenzie di traduzione. Ne trovo una a pochissimi km da casa e mi presento alla loro porta armata di curriculum e sorriso smagliante.

Inizio così, quasi per caso, uno stage (pagato) di un mese che poi si trasforma in 3 anni di lavoro. È un’agenzia piccola quindi le mie mansioni sono molto varie, da piccole traduzioni alla gestione della contabilità, dai preventivi alla gestione del sito e dei social, ma è un’esperienza che mi insegna tantissimo e ho la fortuna di mettere in pratica ciò che parallelamente sto studiando al master. Mi aiuta anche a capire che forse la traduzione tecnica è più nelle mie corde rispetto a quella editoriale,

Però a un certo punto non mi basta più. Io voglio tradurre, tradurre e ancora tradurre.
Così nell’estate del 2015 preparo il mio bel curriculum e inizio a mandarlo ad agenzie estere, in particolare Spagna e Inghilterra. Ogni volta che mi chiedono una prova di traduzione faccio un balletto e poi… finalmente ricevo il primo lavoro! Un catalogo di abbigliamento per bambini dallo spagnolo, quasi 10.000 parole. Sono felicissima e terrorizzata allo stesso tempo, ma ormai ho preso il via e non riesco più a togliermi dalla testa che questa è la mia strada.
Finalmente lascio il lavoro in pizzeria (eh sì, ci lavoro praticamente per tutto il corso di questa storia!) e poiché il lavoro in agenzia mi impegna solo metà giornata, ho il tempo per gestire i progetti che, fortunatamente, continuano ad arrivare dall’agenzia spagnola.
A fine 2015 faccio il grande salto (che, ammetto, non avrei mai fatto se non vivessi ancora a casa con la mamma) e apro la tanto temuta partita IVA.
Inizio anche a uscire dalla mia zona di comfort, partecipo a corsi e seminari e conosco di persona colleghe seguite solo su Facebook.

Il punto di svolta di tutta questa storia è il Freelance Lab di Francesca Manicardi. Mi iscrivo alla versione di prova nella primavera del 2016 e scopro il dietro le quinte di questo splendido lavoro. Grazie a Francesca nasce Marta translates (il mio cognome viene scritto e pronunciato in ogni modo possibile immaginabile e pensano tutti che io sappia il tedesco) e da gennaio 2017 sono freelance a tempo pieno.

Le paure sono ancora tante, le cose da capire e imparare forse ancora di più. Ogni giorno è una sfida, tra i pagamenti che ritardano, il fatturato che più in là non va e che non mi permette ancora di mantenermi da sola (ma che comunque mi permette di aiutare a casa), gli amici che escono la domenica pomeriggio mentre tu devi finire quel progetto da consegnare il lunedì, i pomeriggi in cui il lavoro scarseggia ma non hai nessuno con cui bere un caffè perché lavorano tutti. Ma sono tante anche le soddisfazioni e, anche se la strada da fare è ancora tanta, non mi vedrei a fare nient’altro.

Nata a Mestre nel 1989 e cresciuta a metà strada tra Venezia e Treviso. Un diploma come perito per il turismo, una laurea triennale in lingue presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e un Master in traduzione presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Vicenza. Lettrice accanita, dipendente dai concerti, 3 gatti, 7 tatuaggi, ex scout. Traduco dall’inglese e dallo spagnolo in particolare per il settore tecnico e dell’e-commerce.

Se volete potete seguirmi sulla mia pagina facebook.

Vuoi che anche la tua storia sia pubblicata? Leggi il progetto Chi è traduttore alzi la mano e raccontaci il tuo percorso professionale.
Ti aspettiamo!


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