Traduzione editoriale: come trovare la propria strada | STL intervista Barbara Delfino

Pubblicato il 8 Settembre 2017 alle 8:56 1 Commento

Traduttrice e scout editoriale, Barbara Delfino lavora dal polacco e dal russo ed è docente a contratto del laboratorio di traduzione teatrale dell’Università di Torino. In questa intervista ci ha raccontato come dalla curiosità di una bambina affascinata dalle lingue sia nata una carriera da traduttrice freelance, fatta di anni di gavetta, esperienze diverse e una costante ricerca. Un viaggio tra lingue, culture e libri che oggi le ha permesso di portare autori e autrici polacchi contemporanei nelle librerie italiane, tra cui Olga Tokarczuk, Premio Nobel per la letteratura 2018.


Hai sempre saputo cosa volevi fare da grande?

Da piccola ero molto affascinata dalle persone che conoscevano le lingue straniere. Quando scoprii che chi parla più lingue è un poliglotta, alla domanda: “Cosa vuoi fare da grande?”, risposi senza esitazioni: “La poliglotta”.

Solo in seguito mi resi conto che quello della poliglotta non era un vero e proprio mestiere, ma restai comunque dell’idea che da grande avrei studiato le lingue straniere – anche se non sapevo bene quante e quali!

Quando hai iniziato a inseguire questo tuo sogno?

In realtà, in tempi non sospetti: negli anni ’80 non si insegnava ancora l’inglese alle scuole elementari, ma un maestro lungimirante una volta alla settimana teneva un’ora di corso di francese alla sua classe quinta. Peccato che io ero solo in terza… vuoi perché frequentavo una piccola scuola con le pluriclassi in una minuscola frazione della provincia torinese, vuoi perché ai tempi le norme scolastiche erano meno rigide, ottenni il permesso dalla mia maestra di spostarmi in quinta una volta alla settimana per andare a seguire quel corso di francese.

Passarono gli anni, collezionai soggiorni di diversi mesi in Romania ai tempi di Ceaușescu (che, senza saperlo, hanno probabilmente innescato la mia fascinazione per i Paesi dell’Est) e le lingue rimasero sempre presenti nei miei interessi e nei miei studi. Pur continuando a imparare a memoria canzoni in francese, alle scuole medie scoprii l’inglese; al liceo linguistico feci un incidente frontale con il tedesco (che all’epoca trovai incredibilmente difficile!); poi, alla facoltà di lingue di Torino scoprii per caso le lingue slave, in particolare il polacco e il russo… e fu subito amore!

Una volta laureata, come sei diventata traduttrice? 

Ammetto che il cammino per arrivare a svolgere il lavoro di traduttrice a tempo pieno e come unico e solo lavoro non è stato semplice: ho dovuto fare ben 15 anni di gavetta. Per 15 anni, infatti, ho affiancato a quello di traduttrice un altro impiego diverso, tra i quali: animatrice, insegnante in scuole private e asili pubblici e impiegata contabile in diverse aziende. Tuttavia non ho mai smesso di tradurre (sacrificando spesso nottate e fine settimana), di rimanere attiva – per quanto mi possibile – nel campo della traduzione sia editoriale che tecnica, e di puntare a un obiettivo che vedevo man mano avvicinarsi.

Volevo diventare traduttrice non solo per questo inspiegabile e folle amore per le lingue, ma anche perché sentivo la necessità di poter gestire il tempo a mio piacere. Ho sempre avuto una sorta di “allergia” a orari e compiti imposti da altri, quindi l’unico modus operandi che mi si addice è quello della libera professionista.

Alla fine del 2016, grazie al cambiamento della posizione lavorativa di mio marito (negli ultimi 5 anni avevo collaborato part-time come impiegata contabile nella sua società), mi si è presentata la possibilità di sganciarmi da qualsiasi altro lavoro e provare a diventare traduttrice al 100% e… ne ho approfittato.

Hai sempre saputo di voler lavorare nel settore editoriale?

Nei 15 anni di gavetta ho fatto moltissime esperienze diverse nell’ambito della traduzione: ho collaborato con agenzie e clienti privati, ho gestito un mio piccolo studio con diversi collaboratori, ho lavorato con case editrici e colleghi… Ho avuto quindi l’opportunità di capire non solo COSA volevo fare, ma anche COME volevo farlo.

Dal 1 gennaio 2017 ho deciso di collaborare esclusivamente con case editrici e agenzie per soddisfare il mio bisogno quotidiano di macinare cartelle e seguire i progetti di traduzione a tempo pieno, senza altre distrazioni.

Lavorare con lingue poco diffuse non è semplice. Tu ci sei riuscita alla grande, traducendo tanti autori polacchi, tra cui il premio Nobel Olga Tokarczuk. Come hai fatto?

Negli anni che hanno seguito “la svolta” mi sono concentrata principalmente sulla traduzione editoriale, intensificando la collaborazione con medie e grandi case editrici italiane, collaborando a stretto contatto con autrici, autori e agenti letterari polacchi e affiancando alla traduzione l’attività di scouting editoriale, indispensabile per chi lavora con lingue poco diffuse come il polacco.

Mi è sicuramente stato d’aiuto l’uso professionale dei social, reso possibile dall’investimento di una piccola somma per seguire un corso adatto alle mie esigenze di traduttrice freelance, che ha moltiplicato i contatti utili, ha reso la mia attività decisamente più visibile e stuzzicato l’interesse di addetti del settore.

I risultati non si sono fatti attendere: grandi e piccoli lettori italiani ora possono leggere senza problemi un premio Nobel contemporaneo e altre autrici e autori polacchi fino ad oggi non presenti nei cataloghi delle case editrici italiane.

Puoi dare un consiglio a chi vorrebbe intraprendere la tua stessa strada?

Apritevi al mondo! Per me è stato fondamentale sapere di poter contare su una rete di colleghe e colleghi, italiani e internazionali. Non a caso, ai miei studenti del laboratorio di traduzione teatrale dell’Università di Torino la prima cosa che insegno è: “Fate rete, fate comunità”. Il resto verrà da sé.

Nata a Torino, laureata in lingue e letterature straniere moderne all’Università di Torino. Dopo numerosi corsi e seminari in giro per l’Italia e l’Europa volti all’apprendimento dei segreti della traduzione editoriale e tecnica, dal 2006 inizio la mia professione di traduttrice inizialmente part-time e, dopo tanto perseverare, finalmente a tempo pieno.

Mi occupo tutto il giorno e (quasi) tutti i giorni di traduzioni, scouting editoriale e prosa femminile polacca. Ho “portato” in Italia diverse autrici polacche contemporanee, l’autrice polacca Premio Nobel 2018, “riportato” alcuni classici russi, e sono docente a contratto del laboratorio di traduzione teatrale presso l’Università di Torino.

  1. wilga ha detto:

    complimenti,buon lavoro.sei fortissima!!


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