CHI È TRADUTTORE ALZI LA MANO – LA STORIA DI NATALIA BERTELLI

Pubblicato il 9 febbraio 2017 alle 13:20 0 Commenti

Chi è traduttore alzi la mano – Storie di una professione

Racconti dalla Terra tra due fiumi | di Natalia Bertelli

Ho capito che volevo diventare traduttrice a 17 anni. Quell’estate mi sono seduta davanti al mio ingombrante PC fisso per cercare informazioni sull’università da frequentare. In realtà dovevo ancora iniziare la quinta superiore, però ormai mi sentivo “oltre”. Per me era già ora di guardare avanti. Tra le varie Facoltà trovo Ca’ Foscari. Perfetto: non troppo lontana da casa. Offrono una borsa di studio. Potrei farcela a mantenermi senza gravare sui miei. Sede di Treviso, numero chiuso. Fatta, ho deciso. A settembre torno a scuola e passo l’anno in attesa di concluderlo. L’estate segna l’inizio della mia indipendenza: vado a fare la “stagione” al mare, con due amiche, e studiamo per gli esami di maturità tra un turno al bar e l’altro. Il festeggiamento della fine degli esami è una piadina notturna alla nutella e cocco.

Finisce l’estate, mi preparo per il test d’ingresso. Inglese, spagnolo, storia, geografia… Chissà su cosa sarà. Su 300 passiamo in 35. Inizia l’avventura: nuova casa, nuova città, nuova vita. Finalmente studio quello che voglio io, altroché educazione fisica e matematica, ho avuto le palpitazioni per anni la sera prima di quelle lezioni, qui non ne farò più. Traduzione, interpretariato, traduzione, interpretariato, inglese, spagnolo, consecutiva…. 6-7 ore al giorno, è un po’ come essere a scuola. Dopo 3 anni mi laureo, ma sono stanca di studiare solo traduzione e interpretariato e poco altro. Mi manca la letteratura, mi mancano i libri che nelle (poche) estati oziose che ho avuto ho letteralmente divorato, per ore. C’è una nuova possibilità, una nuova Laurea Magistrale che è anche un Master’s Degree in Anglo-American Literature valido in vari paesi. Offrono la possibilità di studiare all’estero per uno o due semestri. Un solo fortunato su dieci potrà andare negli Stati Uniti, a New York. Invio il CV accademico e incrocio le dita. L’unico paese per il semestre all’estero che decido di indicare è USA. O la va o la spacca. La va.

E mi sposto di nuovo, questa volta a Venezia, e da lì a New York, dove studio, lavoro e faccio ricerca per la tesi. I diari di due viaggiatrici americane del 1800 a Cuba. Torno, completo l’ultimo anno di università a Venezia e intanto inizio lo stage in un’agenzia di traduzioni. Perché uno stage di traduzione? Perché di libri, nei due anni di specialistica, ne avevo letti tanti. E avevo capito che la letteratura non faceva per me. Avevo bisogno di mettere le mani in pasta, giocare con le parole, scriverne di mie. Non mi bastava leggere quelle degli altri. Il lavoro in agenzia è prezioso e mi insegna 3 cose:

  • Mi piace il linguaggio legale
  • Mi piace insegnare
  • Non sono fatta per lavorare alle dipendenze di qualcuno

In agenzia inizio ad appassionarmi per davvero ai contratti, agli atti giudiziari, alla ricerca terminologica, allo studio e all’approfondimento, al marketing e all’insegnamento. Questa è la seconda anima del mio mestiere attuale, quella che mi fa conoscere gente nuova, che mi stana dall’ufficio, che mi fa ridere, che mi costringe a staccare.

Capisco che ho trovato il mestiere che amo, ma voglio farlo da casa mia e restando a Venezia 12 ore al giorno tra lavoro e spostamenti non potrò mai costruire una base di clienti a Rovigo, dove già convivo. Quindi… inizio ad insegnare italiano in una multinazionale spagnola che stava costruendo un parco fotovoltaico a 20 minuti da casa mia. Devo imparare a guidare di nuovo, dopo aver preso la patente ho sempre vissuto senza macchina. È un incarico piccolo, ma giornaliero. E con quello arrivano le prime traduzioni, sempre più corpose. Devo aprire subito la partita IVA. Il 1 giugno mi butto: ricordo ancora l’emozione di avere quel numero in mano.

Quasi sette anni dopo sono qui, a scrivere queste righe con mia figlia addormentata in braccio.

So di avere molta strada da fare e che questo è un percorso lungo in cui non ci si può mai davvero considerare arrivati. Ma so anche che, nonostante le inevitabili difficoltà, lo amo perché è la parte di me che mi costringe ad uscire sempre dalla mia zona di comfort e a scoprirmi continuamente diversa. È lo stimolo e il pungolo di cui ormai non potrei fare a meno.

 

Sono traduttrice e formatrice aziendale. Vivo e lavoro a Rovigo, incredibile ma vero! Ho respirato aria di multiculturalità da sempre, avendo una mamma polacca. I viaggi in auto per raggiungere i nonni significavano attraversare mezza Europa. L’altra mezza l’ho visitata con gli scambi culturali e i viaggi personali e di lavoro. Amo leggere, e negli anni i miei interessi sono passati da Tolstoj in formato cartaceo a David Allen nell’imprescindibile Kindle. Sono maniaca della produttività e il mio canale preferito è MarieTV. Nel tempo libero che ho strapazzo la mia cucciola.

I miei social: Google+, Linkedin, Facebook

 

 

Vuoi che anche la tua storia sia pubblicata? Leggi il progetto Chi è traduttore alzi la mano e raccontaci il tuo percorso professionale.
Ti aspettiamo!


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *