CHI È TRADUTTORE ALZI LA MANO – LA STORIA DI SARA CAVARERO

Pubblicato il 21 Settembre 2015 alle 18:17 0 Commenti

Chi è traduttore alzi la mano – Storie di una professione.

Dallo yoga a… Fernanda Pivano | di Sara Cavarero

Ho fatto lavori di ogni sorta prima di decidere di “diventare traduttrice” e mi rendo conto di quanto mi sia servito accumulare esperienze anche su cose tanto lontane da quella che è diventata la mia professione.

Non è quello che ho sempre sognato di diventare, non è una passione nata nella culla né quando ero una ragazzina (all’epoca volevo fare la veterinaria… la ballerina no, avevo già capito di non possedere le caratteristiche fisiche adatte), ma qualcosa che è nata nel tempo, con calma e che alla fine si è dimostrata essere la professione che più sento vicina.

Come sono approdata qui?

Un giorno ero in ufficio (all’epoca facevo la segretaria in un centro yoga), e pensavo, pensavo e pensavo al fatto di non essere per niente felice a livello professionale quando finalmente si è accesa la lampadina: qual è la cosa che preferisco fare? Leggere. Cosa sento forte in me? La Spagna. Eh sì, le mie radici famigliari sono lì, sono bilingue e mia madre mi ha sussurrato ninnananne in spagnolo fin da quando ero una bambina (poi dalle ninnananne si è passato ad altro!).

Quello stesso giorno, prendendo il treno di ritorno a casa, m’imbattei nella vetrina di una libreria dove c’era una gigantografia di Fernanda Pivano, autrice che ho sempre amato.

E la notte (eh, lo so, suona strano, un po’ bizzarro ma devo pur essere sincera) sognai… Fernanda Pivano che mi diceva: “quella è la tua strada”. L’inconscio è misterioso, a volte esplicito. E quindi mi sono detta: potrei provare.

Siccome venivo da una laurea in lettere, anche se preceduta da un paio di anni di lingue e letterature straniere, ho pensato che prima di lanciarmi avrei dovuto provare a capire un po’ come funzionava questo mondo proprio a livello pratico.

E così ho iniziato i primi corsi di perfezionamento, alcuni online, altri presenziali, tra cui uno a Torino, la città in cui vivevo (ora me ne sto serena tra le montagne). E mi si è aperto un mondo.

Ho conosciuto colleghi che mi hanno aiutato tantissimo nella formazione, mi hanno dato consigli e una di loro ha creduto in me e ha fatto per la prima volta il mio nome a una casa editrice. Poi mi sono lanciata: curriculum, proposte e tutto il necessario. E via via i lavori hanno iniziato ad arrivare. E così sono circa tre o quattro anni che navigo in questo mondo.

Non è stato facile e non lo è nemmeno ora. È bello, questo sì. Faccio un lavoro che amo, che mi ha permesso di conoscere persone che mi hanno insegnato molto, altre che mi hanno dato degli stimoli, altre che mi hanno suggerito letture. E poi ho trovato, cosa per me più importante, un modo per “tenere insieme i pezzi”: la mia parte spagnola e quella italiana. La mia esperienza è che chi vive due realtà diverse fin da bambino sente come una spaccatura dentro di sé: a cosa appartengo? Dove voglio vivere? Che lingua risuona in me? Ecco, la traduzione mi ha permesso di creare un open space in cui queste due parti convivono amorevolmente fra di loro (a volte litigano e spesso non si capiscono, ma almeno una non ha sfrattato l’altra).

Sara Cavarero itañola di nascita, figlia di madre spagnola e padre italiano. Dopo aver fatto i mestieri più svariati, alla fine è approdata proprio dove desiderava: alla traduzione editoriale.
Lavora nel settore da circa tre anni; collabora con diverse case editrici tra cui Loescher e ha tradotto e traduce per Mondadori, Einaudi, Sellerio, Bompiani, Vallardi, Salani, Rizzoli, Longanesi dando voce ad autrici e autori spagnoli, catalani e portoghesi.

 Sul web la trovate su Twitter e su Visat

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