La polisemia nella traduzione audiovisiva: una battuta dall’Odissea di Nolan
Pubblicato il 7 Settembre 2026 alle 17:36 0 Commenti
«Leave that old dog alone»: come salvare cani e anziani in una sola battuta
A cura di Valeria Cervetti
Leave that old dog alone. Cinque parole e due possibili destinatari: un cane e un uomo. È da questa battuta dell’Odissea di Christopher Nolan che sono partita per una nuova puntata di Ciak! Si traduce.
L’anziano Eumeo, fedele servitore di Ulisse, sta cercando Argo nella sala in cui gozzovigliano i pretendenti di Penelope. Il cane si è nascosto vicino a Polibo, che, dopo averlo visto, gli dà un calcio. Argo guaisce ed Eumeo interviene:
Eumeo: Argus?
Eumeo: Hey! He didn’t do anything.
Polibo: So that stink is you?
A quel punto si avvicina Telemaco. L’inquadratura va su Eumeo e Argo e il figlio di Ulisse dice:
Telemaco: Leave that old dog alone.
Il problema della battuta è tutto dentro quel dog.
Una parola, due personaggi
Il primo significato di dog è naturalmente “cane”. In inglese, però, il sostantivo può essere usato anche per riferirsi a una persona, con un significato vicino a fellow o chap. La battuta di Telemaco si gioca sull’unione del sostantivo “dog” con l’aggettivo “old”: in questo caso comprende quindi sia Argo sia Eumeo: due figure anziane, entrambe prese di mira da Polibo e legate a Ulisse da una fedeltà che ha attraversato gli anni della sua assenza.
Nell’adattamento dei dialoghi italiano si è scelto di spostare tutto il significato sul cane:
«Lascia stare quel vecchio cane.»
Il riferimento ad Argo rimane, quello a Eumeo scompare. Nel post ho quindi chiesto alla community se sarebbe stato possibile conservare anche in italiano la polisemia dell’originale.
Una parola che possa valere per entrambi
La nostra Eugenia Durante ha proposto quasi subito «povera bestia», un’espressione che in italiano può indicare tanto un animale quanto una persona. La soluzione recupera il doppio riferimento, ma apre due problemi. Il primo riguarda la lunghezza della battuta se lavorassimo con la tecnica dell’adattamento dei dialoghi o della sottotitolazione, soprattutto qualora fosse necessario dire «quella povera bestia»; il secondo, emerso nel corso della discussione, riguarda la percezione dell’espressione nelle diverse aree d’Italia.
Eugenia ha osservato che nel Nord povera bestia viene usato comunemente nel senso di “poveretto”, senza una connotazione negativa, ma si è domandata se venga inteso allo stesso modo ovunque.
Dopo averci riflettuto, ho considerato la proposta percorribile. A mio avviso bisognerebbe fare il possibile per non perdere la polisemia dell’originale, perché quell’old dog comprende due fedelissimi servitori di Ulisse: Argo ed Eumeo. Il doppio senso non è un gioco linguistico accessorio. Nasce da ciò che la scena mostra e dal legame che unisce entrambi al padrone assente.
Altre proposte si sono mosse nella stessa direzione, cercando un’espressione applicabile al cane e all’uomo: «Ma lascialo stare, poverino!», «Lascia stare quella pover’anima», «Lascia stare quel povero vecchio».
Ognuna conserva qualcosa e sposta qualcos’altro. Poverino affida alle immagini il compito di mantenere aperto il referente; povera anima può comprendere Argo ed Eumeo, ma rischia di essere troppo lunga; povero vecchio porta invece a pensare più facilmente all’uomo.
Anche «povera creatura» è stata ritenuta una strada possibile da Matteo Amandola, che ha però osservato come alcune delle formulazioni proposte risultino probabilmente troppo lunghe per un adattamento dialoghi.
Togliere il sostantivo
Un altro gruppo di soluzioni rinuncia a cercare un sostantivo italiano polisemico quanto dog, e lavora per sottrazione:
«Lasciatelo, è vecchio.»
La frase elimina sia dog sia cane e lascia che siano le immagini a mantenere aperto il riferimento. Sulla stessa linea sono state avanzate «Lascialo in pace, è vecchio!» e «Lascialo in pace! Non vedi che è vecchio?».
Avevo pensato anch’io a una soluzione di questo tipo, oppure a qualcosa come «Lasciate perdere quei due vecchi». In questo secondo caso l’ambiguità del singolare scompare e la presenza di entrambi diventa esplicita. Il significato arriva, ma la costruzione della battuta cambia.
Silvia Ghiara, nostra collega e partner del Master di traduzione audiovisiva (ricordate Piovono copioni?) ha proposto diverse alternative: «Lascia stare quel poveraccio», «I vecchi vanno lasciati in pace» e «Non infierire su un povero vecchio». Tra le soluzioni emerse, ha però espresso una preferenza proprio per quella suggerita da Eugenia.
Da questo scambio sono arrivata a una considerazione precisa: per conservare insieme cani e vecchi potrebbe essere necessario ricorrere all’omissione e allo slittamento, togliendo il cane dalla battuta italiana e spostando il peso sull’idea della vecchiaia, magari associata a poveraccio o a un’espressione simile.
Fin dove può spingersi l’adattamento di un testo audiovisivo?
Tra le proposte più lontane dalla formulazione originale è comparsa:
«L’agnello non fa alcun male.»
Il ragionamento parte dall’immagine dell’agnello come figura di fragilità e innocenza. La soluzione cerca inoltre un appoggio fonetico nella vicinanza tra male e cane e riprende l’idea espressa poco prima da Eumeo con He didn’t do anything.
Questa proposta mi ha fatto sorgere due dubbi. Il primo riguarda il momento in cui si svolge la scena, anni prima della morte di Argo: il cane è vecchio e non se la passa bene, ma non è ancora allo stremo. Il secondo riguarda il valore simbolico dell’agnello nella Grecia omerica, precedente al significato che la tradizione cristiana e postcristiana gli ha attribuito.
Chi aveva avanzato la soluzione ha chiarito di aver usato l’innocenza come chiave moderna, richiamando però anche la presenza dell’agnello tra gli animali sacrificati alle divinità nella Grecia narrata da Omero. La scelta nasceva soprattutto dal desiderio di accostare Argo ed Eumeo attraverso la fragilità, evitando parole che potessero assumere una sfumatura negativa o irrispettosa: Eumeo rappresenta una figura quasi paterna per Telemaco e Argo non è un animale qualunque.
Il confronto tocca così un altro punto delicato della resa in italiano. Se si lavora all’adattamento dei dialoghi, una soluzione può trovare un appiglio nel ritmo o nei suoni della battuta. Introdurre un’immagine nuova, invece, è una scelta diversa, il cui valore dipende dalla lettura dei personaggi e del contesto.
«Lascia stare quelle anime»
Dopo aver ammesso quanto fosse difficile, in questo caso, salvare «cani e anziani», Matteo Amandola (tra i fondatori della Scuola di traduzione audiovisiva essetiellesca) e docente del Master, ha lavorato sul concetto di anima. Le prime ipotesi sono state «Lascia stare quelle anime stanche» e «Lascia stare quelle misere anime».
Entrambe nominano Argo ed Eumeo attraverso un solo termine, ma risultano quasi certamente troppo lunghe rispetto alla battuta del dialogo italiano. Da qui la proposta più asciutta:
«Lascia stare quelle anime.»
Si perde il riferimento contenuto in old dog, ma rimangono entrambi i personaggi. È proprio questo, osserva Amandola, il bivio davanti al quale ci si trova spesso nel doppiaggio e anche nella sottotitolazione: non sempre una scelta consente di salvare interamente il significato della battuta originale.
Quando una soluzione perfetta non c’è
Il confronto non ha prodotto un equivalente capace di conservare tutto senza creare altri problemi. «Povera bestia» mantiene l’ambiguità, ma solleva dubbi di lunghezza e di ricezione; le soluzioni costruite sul pronome e sull’aggettivo vecchio affidano parte del significato alle immagini; il plurale rende espliciti i due referenti, ma modifica la battuta; povera anima e povera creatura recuperano la compassione, scontrandosi ancora una volta con lo spazio disponibile.
La versione italiana ha scelto Argo. Le alternative nate dalla discussione provano a far rientrare nella battuta anche Eumeo. Ogni volta, però, qualcosa cambia: il referente diventa meno immediato, la frase si allunga sia per l’adattamento che per la sottotitolazione, una sfumatura si attenua o ne compare una che nell’originale non c’era.
È spesso qui che si vede il lavoro di chi traduce audiovisivo e lo adatta per il doppiaggio o la sottotitolazione: nel momento in cui bisogna decidere quale elemento possa essere sacrificato e quale, invece, debba arrivare allo spettatore. In termini traduttivi, si parla in questo caso di omissione, una delle strategie più difficili da applicare nella traduzione audiovisiva. Il significato delle parole deve convivere con la durata della battuta, con il suo ritmo, la scioltezza del dialogo e ciò che le immagini raccontano già da sole. Una soluzione molto vicina all’originale può risultare troppo lunga o poco credibile nella scena; una battuta più efficace può costringere a tralasciare una sfumatura.
A volte la soluzione migliore non è quella che conserva tutto, perché conservare tutto non è possibile. È quella che, dentro questi vincoli, riesce a mantenere l’intenzione della battuta e il rapporto tra i personaggi, senza dare allo spettatore la sensazione che qualcosa sia stato forzato.
Come sempre, aspettiamo nei commenti le vostre domande, le vostre riflessioni e, naturalmente, le vostre proposte per tradurre Leave that old dog alone.
Se volete leggere il confronto completo da cui è nato questo articolo, lo trovate QUI.
Infine, per chi desidera approfondire questi temi, il 1° ottobre prenderà il via il nostro Master in traduzione audiovisiva, nato dalla collaborazione tra STL Formazione, Matteo Amandola e me. Nel corso parleremo delle strategie di adattamento per il doppiaggio e la sottotitolazione, lavorando su numerosi esempi pratici tratti dal mondo dell’audiovisivo.
Come sempre, aspettiamo nei commenti le vostre domande e le vostre riflessioni.
Se volete vedere il reel da qui tutto è partito, è sulla mia pagina Instagram Piovono Copioni
Infine, per chi desidera approfondire questi temi, a ottobre prenderà il via il nostro Master in traduzione audiovisiva, nato dalla collaborazione tra STL Formazione, Matteo Amandola e Valeria Cervetti. Nel corso parleremo anche delle strategie di adattamento per doppiaggio e sottotitolazione, con numerosi esempi pratici tratti dal mondo dell’audiovisivo.

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